LA REQUISITORIA DEL P.M. DEL BENE PER L’ASSASSINIO DI VINCENZO ENEA A ISOLA DELLE FEMMINE da parte di FRANCESCO BRUNO



Il giudice di Palermo dr. Piergiorgio Morosini all’udienza di Consiglio del 22 maggio 2013 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente sentenza nei confronti di BRUNO FRANCESCO visti gli art 533 535 c.p.p.
Dichiara BRUNO colpevole del reato di OMICIDIO AGGRAVATO a lui ascritto e con la riduzione della penza prevista per la scelta del rito lo condanna alla pena di ANNI TRENTA di reclusione oltre al pagamento delle spese…..continua su
LA REQUISITORIA DEL P.M. DEL BENE PER L’ASSASSINIO DI VINCENZO ENEA A ISOLA DELLE FEMMINE da parte di FRANCESCO BRUNO

ADDIO PIZZO 5, B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, COSTA CORSARA, D’AGOSTINO, DI MAGGIO, ENEA, EREDI CARDINALE, GALLINA, IMPASTATO, LUCIDO, MICALIZZI, NAIMO, ONORATO, POMIERO, RICCOBONO

 

ISOLA DELLE FEMMINE. Omicidio Enea, condanna a 30 anni per Francesco Bruno

Il Gup Piergiorgio Morosini ha accolto la richiesta del pm Del Bene

Per l’omicidio del costruttore di Isola delle Femmine, Vincenzo Enea, avvenuto nel giugno del 1982 c’è un colpevole. Il gup Piergiorgio Morosini, accogliendo la richiesta del pm, Francesco Del Bene, ha condannato a trent’anni il boss ergastolano Francesco Bruno. La sentenza è stata pronunciata oggi pomeriggio, a conclusione del rito abbreviato che si è celebrato in corte d’Assise. Nella vicenda Enea, riaperta grazie alle testimonianze dei figli della vittima e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i familiari del costruttore ucciso sono parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Marchì. Nel corso della requisitoria Del Bene ha collegato l’omicidio Enea con un altro fatto di sangue, l’omicidio di Benedetto D’Agostino, caduto sotto i colpi dei killer pochi giorni prima di Enea. Diversamente da quel che accadde per D’Agostino, in cui non ci sono testimoni che possano confermare le accuse dei pentiti, per il secondo delitto c’è la testimonianza del figlio, Pietro Enea, oggi residente negli Stati Uniti, rimasto per anni in silenzio per paura, e che ha deposto un paio di anni fa. Lui ha fornito però elementi soltanto contro Bruno, la cui auto, più o meno all’ora del delitto, era posteggiata nei pressi del cantiere in cui stava lavorando Vincenzo Enea, in via Palermo, a Isola. I familiari di Enea non hanno mai smesso di cercare giustizia. Per questo, quando hanno parlato i pentiti, hanno aggiunto il loro contributo alle attività dei carabinieri, coordinati dal pm Del Bene. Pagando però un prezzo: «Da quando è cominciata questa storia molte persone, qui a Isola, non mi salutano più. È una cosa che proprio non mi va giù, ma io vado avanti, assieme ai miei fratelli», aveva detto uno dei figli della vittima, Riccardo Enea, il mese scorso. Il giudice ha concesso anche una provvisionale di 100 mila euro, ma i familiari in sede civile hanno chiesto 6 milioni di euro e il riconoscimento del padre quale vittima di mafia.

Isola delle Femmine, omicidio Enea. Il Pm chiede 30 anni per Francesco Bruno

I familiari chiedono per il padre il riconoscimento di vittima della mafia

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per Francesco Bruno, ritenuto uno degli esecutori materiali dell’omicidio dell’imprenditore di Isola delle Femmine, Francesco Enea, avvenuto l’8 giugno del 1982. Nella requisitoria di oggi, davanti al giudice della corte d’Assise di Palermo, Piergiorgio Morosini, la pubblica accusa ha ricostruito il contesto storico in cui è avvenuto l’agguato, preceduto dall’assassinio di Emanuele D’Agostino, della famiglia di Cinisi. I legali dell’imputato nella precedente udienza avevano chiesto il rito abbreviato per Bruno, che sta scontando un ergastolo. I fatti risalgono a più di 30 anni fa, Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola delle Femmine. Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto. E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine. Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingoia e il sostituto Francesco Del Bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati. Francesco Bruno è da tempo all’ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Padova, per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. I legali di parte civile della famiglia Enea hanno chiesto il risarcimento di un milione di euro a testa mentre per Pietro Enea è stato chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro oltre al riconoscimento per il padre di vittima della mafia.

Palermo 23 Aprile 2013 Corte d’Assise.
Hanno chiesto il rito abbreviato i difensori del boss Francesco Bruno nel processo dell’omicidio dell’imprenditore edile di Isola delle Femmine Vincenzo Enea nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise di Palermo.
Il Giudice Pier Giorgio Morosini ha fissato la prossima udienza al 21 maggio.
I fatti risalgono all’8 giugno del 1982 , Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola.
Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto.
E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine.
Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingroia e il sostituto Francesco Del bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati.
Bruno Francesco già all’ergastolo, nel carcere di massima sicurezza di Padova, da tempo per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. Bruno per uccidere Vincenzo Enea non avrebbe agito da solo ma finora non erano stati individuati né i killer né i mandanti







Il CANTIERE DELLA “DISCORDIA” A RIDOSSO DELLA COSTA CORSARA COMPRESO
NEL QUADRILATERO DI CORSO ITALIA VIA DELLE PALME CON LA via DEI PINI
CORSO ITALIA COSTA CORSARA COSTRUITA DALLA B.B.P. s.n.c. CHE “PRESUMIBILMENTE” INVADE L’AREA DEI CARDINALE EREDI INSERITA NEL PROGETTO DI ENEA VINCENZO
ENEA VINCENZO IMPRENDITORE EDILE CHE ACQUISTA TERRENI IN PERMUTA E COSTRUISCE
A ISOLA DELLE FEMMINE OPERANO I PIÙ IMPORTANTI IMPRENDITORI MAFIOSI
DOPO L’OMICIDIO DI ENEA CESSA OGNI TIPO DI “PRESSIONE E/O VESSAZIONE” NEI CONFRONTI DEGLI EREDI CARDINALE
20.05.2011 UN TESTE SENTITO IN PROCURA: “non sono a conoscenza che la B.B.P. abbia invaso l’area degli EREDI CARDINALE”

Enea
Vincenzo si rompe il muro del silenzio sull’omicidio

Ergastolano
Siciliano l’ergastolano Bruno Francesco

Finalmente, dopo circa trenta anni e grazie al coraggio dei propri figli si rompe il silenzio sull’omicidio di Vincenzo Enea avvenuto nell’anno 1982. Si riaprono le indagini su un omicidio che ha visto coinvolti gli stessi personaggi protagonisti del processo “tempesta”.

La speranza da parte dei figli che l’apertura delle indagini possa portare all’individuazione degli esecutori e dei mandanti del delito di chiara matrice mafiosa.

CAPACI
ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI
SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….
OPERAZI0NE SAN LORENZO
IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

La
strage degli innocenti

LEGGIO
SPACCO’ IN DUE COSA NOSTRA IL PENTITO NAIMO AL PROCESSO

26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino

L’ALTRA FACCIA DELLA
MEDAGLIA UN INTERVENTO SULLA BRUTALE AGGRESSIONE AL PROFESSORE

Intercettato
al telefono con l ’ing. Galluzzo della S.I.S. il Sindaco di Isola delle Femmine Professore
Gaspare Portobello chiedeva posti di lavoro per i suoi concittadini di Isola
delle Femmine

http://pinociampolillo.wordpress.com/2012/04/22/intercettato-al-telefono-con-ling-galluzzo-della-s-i-s-il-sindaco-di-isola-delle-femmine-professore-gaspare-portobello-chiedeva-posti-di-lavoro-per-i-suoi-concittadini-di-isola-delle-femmine/

MICALIZZI MICHELE:
genero di Riccobono.
MUTOLO GASPARE:
elemento di spicco della famiglia di Rosario Riccobono.
RICCOBONO ROSARIO:
rappresentante di Partanna Mondello nel 1975 e dal 1978. Suo fratello Giuseppe,
a sua volta rappresentante di Partanna-Mondello, venne ucciso il 27.7.1961. Condannato
all’ergastolo. Scomparso, forse vittima di lupara bianca nel 1982. era socio
della cooperativa edilizia Liberta’. Reggeva i contatti con alcuni membri della
famiglia Santapaola a Catania.
BADALAMENTI GAETANO
(zu’ Tanu)(**): capo famiglia di Cinisi dal 1962 quando succede, pacificamente,
a Cesare Manzella rappresentante in seno alla commissione. Rappresentante della
famiglia di Cinisi nel 1975, viene espulso da Cosa Nostra nel 1978 per motivi
oscuri. E’ attivo nel traffico degli stupefacenti anche dopo questa data, il
22.5.84, infatti, viene colpito da mandato di cattura. Viene arrestato a Madrid
l’8.4.1984.
BADALAMENTI SILVIO:
nipote di Gaetano, assassinato il 2.6.1983.
BADALAMENTI VITO(**): di Gaetano.
Arrestato con il padre a Madrid l’8.4.84. Imputato per traffico di
stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
ALFANO PIETRO(**):
Cugino di Gaetano Badalamenti. Arrestato con Gaetano Badalamenti a Madrid
l’8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
D’AGOSTINO EMANUELE:
elemento di spicco della famiglia di S.Maria del Gesu’. Fedelissimo di Bontate,
scompare dopo la morte di quest’ultimo. Coinvolto nel traffico di stupefacenti.
D’AGOSTINO ROSARIO:
catturato mentre si nascondeva con Giuseppe Grado nella villa di questi a
Besano. Era il guardaspalle di quest’ultimo. Traffico di stupefacenti.
D’AGOSTINO ROSARIO:
di Ignazio e di Bonanno Caterina, Palermo ?/6/1946. Detenuto (~).
GALLINA STEFANO: membro
della famiglia di Cinisi, ucciso il 1.10.1981.

Il Giudizio abbreviato. La disciplina
ed i vantaggi.

Il
Giudizio abbreviato
E’ un rito
alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al
dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le
parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine
contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero).
E’ un giudizio che si
celebra allo stato degli atti ovvero sulla base di quelli che sono i risultati
delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del
Pubblico Ministero.
Non verranno – di
norma – sentiti testimoni né dell’accusa né della difesa.
Se la difesa intende
argomentare con documenti o per iscritto dovrà farlo con un apposito deposito
nel fascicolo del PM PRIMA della richiesta di abbreviato.
Il Giudizio
abbreviato si celebra avanti al GIP (ovvero un giudice unico qualunque sia il reato
per il quale si procede) in camera di consiglio ovvero senza la presenza del
pubblico (PM, difesa e Giudice non indossano la toga; solitamente si celebra
nella stanza del Giudice).
La richiesta di
Giudizio abbreviato è un diritto dell’imputato ed è prevista per qualsiasi tipo
di reato.
Il processo in
abbreviato si celebra in Camera di Consiglio avanti al GIP una volta che
l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura
speciale.
L’abbreviato – dopo
il controllo delle formalità relative alla citazione dell’imputato e del suo
difensore – si apre con la requisitoria del PM alla quale segue l’arringa del
difensore.
Può partecipare anche
la persona offesa che può costituirsi parte civile con il suo avvocato (V. per
la costituzione di parte civile in questa stessa categoria del sito).
Il Giudice – letti i
documenti del fascicolo del PM ed eventualmente quelli depositati dalla difesa
PRIMA della richiesta di abbreviato nonché ascoltati sia il PM che la difesa –
deciderà se condannare o assolvere l’imputato.
L’assoluzione è
sempre ovviamente astrattamente possibile.
In caso di condanna il rito prevede una premialità per
l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta.
La riduzione è
“secca” ovvero non può essere né maggiore né minore di un terzo della pena che
irrogherebbe il giudice senza riduzione ed è stata pensata dal Legislatore per
indurre gli imputati ad evitare processi lunghi e costosi.
Il Giudizio
abbreviato deve essere richiesto o durante l’Udienza preliminare, oppure – se
questa manca data la natura del reato – nella fase preliminare della prima
udienza dibattimentale e, comunque, in sostanza, prima che inizi la
celebrazione del processo con il rito ordinario.
****
Il Giudizio abbreviato condizionato.
Come detto, il
Giudizio abbreviato si svolge allo stato degli atti ovvero tutti quegli atti e
documenti contenuti nel fascicolo del PM al momento della richiesta di
abbreviato (che, lo ricordiamo, può essere chiesto solo e solamente
dall’imputato ed il PM non vi si può in alcun modo opporre ed il Giudice per accogliere
la richiesta deve solo considerare la correttezza formale della domanda).
Ma non è sempre così.
La procedura penale
prevede il Giudizio abbreviato condizionato ovvero un giudizio allo stato degli
atti ma con la possibilità di assumere ex novo la prova (o le prove) indicate
dall’imputato che, difatti, “condiziona” la sua richiesta di abbreviato
all’acquisizione delle prove che lui stesso indicherà.
Il PM come non può
chiedere che si proceda con il Giudizio abbreviato, così non può avanzare
nessuna richiesta di condizione (semmai si può opporre a quelle richieste dalla
difesa).
La richiesta delle
nuove assunzioni probatorie avanzata dalla difesa deve necessariamente essere
compatibile con la natura del Giudizio abbreviato: si dovrà trattare di prove
necessarie e che non stravolgano quella celerità e speditezza e quello “stato
degli atti” tipici del Giudizio abbreviato.
Il PM potrà addurre
prove contrarie.
In ogni caso, qualora
il compendio accusatorio (ovvero, in generale, tutti gli contenuti nel
fascicolo del PM) non sia sufficiente per il GIP per addivenire ad una decisone
(sia di condanna che di colpevolezza), il Giudice – di ufficio – potrà
provvedere ad assumere nuove prove (sia in caso di Giudizio abbreviato
“normale” che condizionato).
La Sentenza del
Giudizio abbreviato può essere impugnata in Appello come una Sentenza emessa a
seguito di celebrazione con il rito ordinario.
****
Il Giudizio
abbreviato può essere opportuno in diverse occasioni:
§
Nel caso di colpevolezza certa e provata già nella fase delle
indagini preliminari. Lo sconto di un terzo è sicuramente il migliore risultato
che si può ottenere in una sempre auspicabile e pragmatica ottica difensiva;
§
Nel caso in cui gli indizi raccolti durante le fase delle
indagini non siano tali da potersi dire superato il ragionevole dubbio circa la
colpevolezza dell’incolpato (un approfondimento dibattimentale in
contraddittorio tra le parti potrebbe colmare le lacune cristallizzate nelle
indagini);
§
Il coacervo accusatorio – che l’imputato conoscerà fin dal
momento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis
c.p.p. (V. nella categoria “cose da sapere” del sito) ovvero ben prima del
momento per la richiesta di Giudizio abbreviato – cristallizzato negli atti
delle indagini preliminari potrebbe indicare all’imputato ed al suo difensore
importati temi di prova da indagare in sede di indagini investigative difensive
(testimoni, documenti ed ogni altra circostanza di fatto e di diritto di segno
opposto rispetto a quella posta dagli investigatori alla base della pretesa
punitiva). Il quadro probatorio del PM, dunque, a seguito delle indagini o
dalle considerazioni svolte dalla difesa, potrà essere completato (e, direi, contraddetto
e minato) con tutti gli elementi raccolti dalla difesa e depositati nel
fascicolo del PM cosicché (al momento della celebrazione dell’abbreviato) il
Giudice troverà già nel fascicolo che studierà per la decisione tutti i “buchi”
della tesi accusatoria e l’illustrazione delle piste e deduzioni alternative a
sostegno dell’innocenza dell’imputato.

Pagine
correlate:

http://www.studiolegaledelalla.it/cose_da_sapere/il-giudizio-abbreviato-la-disciplina-ed-i-vantaggi/

B.B.P.,BADALAMENTI,BRUNO FRANCESCO,CATALDO, COPACABANA,D’ AGOSTINO,ENEA VINCENZO,IMPASTATO,EREDI CARDINALE,LO PICCOLO,LUCIDO, MICALIZZI;MUTOLO, ONORATO FRANCESCO,ROSARIO NAIMO,ROSARIO RICCOBONO,GALLINA

B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, D’ Agostino, Enea Vincenzo, EREDI CARDINALE, Gallina, IMPASTATO, LO PICCOLO, LUCIDO, Micalizzi;Mutolo, ONORATO FRANCESCO, ROSARIO NAIMO, Rosario Riccobono,

LA REQUISITORIA DEL P.M. DEL BENE PER L’ASSASSINIO DI VINCENZO ENEA A ISOLA DELLE FEMMINE da parte di FRANCESCO BRUNO



Il giudice di Palermo dr. Piergiorgio Morosini all’udienza di Consiglio del 22 maggio 2013 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente sentenza nei confronti di BRUNO FRANCESCO visti gli art 533 535 c.p.p.
Dichiara BRUNO colpevole del reato di OMICIDIO AGGRAVATO a lui ascritto e con la riduzione della penza prevista per la scelta del rito lo condanna alla pena di ANNI TRENTA di reclusione oltre al pagamento delle spese…..continua su
LA REQUISITORIA DEL P.M. DEL BENE PER L’ASSASSINIO DI VINCENZO ENEA A ISOLA DELLE FEMMINE da parte di FRANCESCO BRUNO

ADDIO PIZZO 5, B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, COSTA CORSARA, D’AGOSTINO, DI MAGGIO, ENEA, EREDI CARDINALE, GALLINA, IMPASTATO, LUCIDO, MICALIZZI, NAIMO, ONORATO, POMIERO, RICCOBONO

 

ISOLA DELLE FEMMINE. Omicidio Enea, condanna a 30 anni per Francesco Bruno

Il Gup Piergiorgio Morosini ha accolto la richiesta del pm Del Bene

Per l’omicidio del costruttore di Isola delle Femmine, Vincenzo Enea, avvenuto nel giugno del 1982 c’è un colpevole. Il gup Piergiorgio Morosini, accogliendo la richiesta del pm, Francesco Del Bene, ha condannato a trent’anni il boss ergastolano Francesco Bruno. La sentenza è stata pronunciata oggi pomeriggio, a conclusione del rito abbreviato che si è celebrato in corte d’Assise. Nella vicenda Enea, riaperta grazie alle testimonianze dei figli della vittima e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i familiari del costruttore ucciso sono parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Marchì. Nel corso della requisitoria Del Bene ha collegato l’omicidio Enea con un altro fatto di sangue, l’omicidio di Benedetto D’Agostino, caduto sotto i colpi dei killer pochi giorni prima di Enea. Diversamente da quel che accadde per D’Agostino, in cui non ci sono testimoni che possano confermare le accuse dei pentiti, per il secondo delitto c’è la testimonianza del figlio, Pietro Enea, oggi residente negli Stati Uniti, rimasto per anni in silenzio per paura, e che ha deposto un paio di anni fa. Lui ha fornito però elementi soltanto contro Bruno, la cui auto, più o meno all’ora del delitto, era posteggiata nei pressi del cantiere in cui stava lavorando Vincenzo Enea, in via Palermo, a Isola. I familiari di Enea non hanno mai smesso di cercare giustizia. Per questo, quando hanno parlato i pentiti, hanno aggiunto il loro contributo alle attività dei carabinieri, coordinati dal pm Del Bene. Pagando però un prezzo: «Da quando è cominciata questa storia molte persone, qui a Isola, non mi salutano più. È una cosa che proprio non mi va giù, ma io vado avanti, assieme ai miei fratelli», aveva detto uno dei figli della vittima, Riccardo Enea, il mese scorso. Il giudice ha concesso anche una provvisionale di 100 mila euro, ma i familiari in sede civile hanno chiesto 6 milioni di euro e il riconoscimento del padre quale vittima di mafia.

Isola delle Femmine, omicidio Enea. Il Pm chiede 30 anni per Francesco Bruno

I familiari chiedono per il padre il riconoscimento di vittima della mafia

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per Francesco Bruno, ritenuto uno degli esecutori materiali dell’omicidio dell’imprenditore di Isola delle Femmine, Francesco Enea, avvenuto l’8 giugno del 1982. Nella requisitoria di oggi, davanti al giudice della corte d’Assise di Palermo, Piergiorgio Morosini, la pubblica accusa ha ricostruito il contesto storico in cui è avvenuto l’agguato, preceduto dall’assassinio di Emanuele D’Agostino, della famiglia di Cinisi. I legali dell’imputato nella precedente udienza avevano chiesto il rito abbreviato per Bruno, che sta scontando un ergastolo. I fatti risalgono a più di 30 anni fa, Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola delle Femmine. Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto. E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine. Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingoia e il sostituto Francesco Del Bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati. Francesco Bruno è da tempo all’ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Padova, per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. I legali di parte civile della famiglia Enea hanno chiesto il risarcimento di un milione di euro a testa mentre per Pietro Enea è stato chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro oltre al riconoscimento per il padre di vittima della mafia.

Palermo 23 Aprile 2013 Corte d’Assise.
Hanno chiesto il rito abbreviato i difensori del boss Francesco Bruno nel processo dell’omicidio dell’imprenditore edile di Isola delle Femmine Vincenzo Enea nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise di Palermo.
Il Giudice Pier Giorgio Morosini ha fissato la prossima udienza al 21 maggio.
I fatti risalgono all’8 giugno del 1982 , Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola.
Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto.
E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine.
Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingroia e il sostituto Francesco Del bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati.
Bruno Francesco già all’ergastolo, nel carcere di massima sicurezza di Padova, da tempo per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. Bruno per uccidere Vincenzo Enea non avrebbe agito da solo ma finora non erano stati individuati né i killer né i mandanti







Il CANTIERE DELLA “DISCORDIA” A RIDOSSO DELLA COSTA CORSARA COMPRESO
NEL QUADRILATERO DI CORSO ITALIA VIA DELLE PALME CON LA via DEI PINI
CORSO ITALIA COSTA CORSARA COSTRUITA DALLA B.B.P. s.n.c. CHE “PRESUMIBILMENTE” INVADE L’AREA DEI CARDINALE EREDI INSERITA NEL PROGETTO DI ENEA VINCENZO
ENEA VINCENZO IMPRENDITORE EDILE CHE ACQUISTA TERRENI IN PERMUTA E COSTRUISCE
A ISOLA DELLE FEMMINE OPERANO I PIÙ IMPORTANTI IMPRENDITORI MAFIOSI
DOPO L’OMICIDIO DI ENEA CESSA OGNI TIPO DI “PRESSIONE E/O VESSAZIONE” NEI CONFRONTI DEGLI EREDI CARDINALE
20.05.2011 UN TESTE SENTITO IN PROCURA: “non sono a conoscenza che la B.B.P. abbia invaso l’area degli EREDI CARDINALE”

Enea
Vincenzo si rompe il muro del silenzio sull’omicidio

Ergastolano
Siciliano l’ergastolano Bruno Francesco

Finalmente, dopo circa trenta anni e grazie al coraggio dei propri figli si rompe il silenzio sull’omicidio di Vincenzo Enea avvenuto nell’anno 1982. Si riaprono le indagini su un omicidio che ha visto coinvolti gli stessi personaggi protagonisti del processo “tempesta”.

La speranza da parte dei figli che l’apertura delle indagini possa portare all’individuazione degli esecutori e dei mandanti del delito di chiara matrice mafiosa.

CAPACI
ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI
SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….
OPERAZI0NE SAN LORENZO
IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

La
strage degli innocenti

LEGGIO
SPACCO’ IN DUE COSA NOSTRA IL PENTITO NAIMO AL PROCESSO

26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino

L’ALTRA FACCIA DELLA
MEDAGLIA UN INTERVENTO SULLA BRUTALE AGGRESSIONE AL PROFESSORE

Intercettato
al telefono con l ’ing. Galluzzo della S.I.S. il Sindaco di Isola delle Femmine Professore
Gaspare Portobello chiedeva posti di lavoro per i suoi concittadini di Isola
delle Femmine

http://pinociampolillo.wordpress.com/2012/04/22/intercettato-al-telefono-con-ling-galluzzo-della-s-i-s-il-sindaco-di-isola-delle-femmine-professore-gaspare-portobello-chiedeva-posti-di-lavoro-per-i-suoi-concittadini-di-isola-delle-femmine/

MICALIZZI MICHELE:
genero di Riccobono.
MUTOLO GASPARE:
elemento di spicco della famiglia di Rosario Riccobono.
RICCOBONO ROSARIO:
rappresentante di Partanna Mondello nel 1975 e dal 1978. Suo fratello Giuseppe,
a sua volta rappresentante di Partanna-Mondello, venne ucciso il 27.7.1961. Condannato
all’ergastolo. Scomparso, forse vittima di lupara bianca nel 1982. era socio
della cooperativa edilizia Liberta’. Reggeva i contatti con alcuni membri della
famiglia Santapaola a Catania.
BADALAMENTI GAETANO
(zu’ Tanu)(**): capo famiglia di Cinisi dal 1962 quando succede, pacificamente,
a Cesare Manzella rappresentante in seno alla commissione. Rappresentante della
famiglia di Cinisi nel 1975, viene espulso da Cosa Nostra nel 1978 per motivi
oscuri. E’ attivo nel traffico degli stupefacenti anche dopo questa data, il
22.5.84, infatti, viene colpito da mandato di cattura. Viene arrestato a Madrid
l’8.4.1984.
BADALAMENTI SILVIO:
nipote di Gaetano, assassinato il 2.6.1983.
BADALAMENTI VITO(**): di Gaetano.
Arrestato con il padre a Madrid l’8.4.84. Imputato per traffico di
stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
ALFANO PIETRO(**):
Cugino di Gaetano Badalamenti. Arrestato con Gaetano Badalamenti a Madrid
l’8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
D’AGOSTINO EMANUELE:
elemento di spicco della famiglia di S.Maria del Gesu’. Fedelissimo di Bontate,
scompare dopo la morte di quest’ultimo. Coinvolto nel traffico di stupefacenti.
D’AGOSTINO ROSARIO:
catturato mentre si nascondeva con Giuseppe Grado nella villa di questi a
Besano. Era il guardaspalle di quest’ultimo. Traffico di stupefacenti.
D’AGOSTINO ROSARIO:
di Ignazio e di Bonanno Caterina, Palermo ?/6/1946. Detenuto (~).
GALLINA STEFANO: membro
della famiglia di Cinisi, ucciso il 1.10.1981.

Il Giudizio abbreviato. La disciplina
ed i vantaggi.

Il
Giudizio abbreviato
E’ un rito
alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al
dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le
parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine
contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero).
E’ un giudizio che si
celebra allo stato degli atti ovvero sulla base di quelli che sono i risultati
delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del
Pubblico Ministero.
Non verranno – di
norma – sentiti testimoni né dell’accusa né della difesa.
Se la difesa intende
argomentare con documenti o per iscritto dovrà farlo con un apposito deposito
nel fascicolo del PM PRIMA della richiesta di abbreviato.
Il Giudizio
abbreviato si celebra avanti al GIP (ovvero un giudice unico qualunque sia il reato
per il quale si procede) in camera di consiglio ovvero senza la presenza del
pubblico (PM, difesa e Giudice non indossano la toga; solitamente si celebra
nella stanza del Giudice).
La richiesta di
Giudizio abbreviato è un diritto dell’imputato ed è prevista per qualsiasi tipo
di reato.
Il processo in
abbreviato si celebra in Camera di Consiglio avanti al GIP una volta che
l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura
speciale.
L’abbreviato – dopo
il controllo delle formalità relative alla citazione dell’imputato e del suo
difensore – si apre con la requisitoria del PM alla quale segue l’arringa del
difensore.
Può partecipare anche
la persona offesa che può costituirsi parte civile con il suo avvocato (V. per
la costituzione di parte civile in questa stessa categoria del sito).
Il Giudice – letti i
documenti del fascicolo del PM ed eventualmente quelli depositati dalla difesa
PRIMA della richiesta di abbreviato nonché ascoltati sia il PM che la difesa –
deciderà se condannare o assolvere l’imputato.
L’assoluzione è
sempre ovviamente astrattamente possibile.
In caso di condanna il rito prevede una premialità per
l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta.
La riduzione è
“secca” ovvero non può essere né maggiore né minore di un terzo della pena che
irrogherebbe il giudice senza riduzione ed è stata pensata dal Legislatore per
indurre gli imputati ad evitare processi lunghi e costosi.
Il Giudizio
abbreviato deve essere richiesto o durante l’Udienza preliminare, oppure – se
questa manca data la natura del reato – nella fase preliminare della prima
udienza dibattimentale e, comunque, in sostanza, prima che inizi la
celebrazione del processo con il rito ordinario.
****
Il Giudizio abbreviato condizionato.
Come detto, il
Giudizio abbreviato si svolge allo stato degli atti ovvero tutti quegli atti e
documenti contenuti nel fascicolo del PM al momento della richiesta di
abbreviato (che, lo ricordiamo, può essere chiesto solo e solamente
dall’imputato ed il PM non vi si può in alcun modo opporre ed il Giudice per accogliere
la richiesta deve solo considerare la correttezza formale della domanda).
Ma non è sempre così.
La procedura penale
prevede il Giudizio abbreviato condizionato ovvero un giudizio allo stato degli
atti ma con la possibilità di assumere ex novo la prova (o le prove) indicate
dall’imputato che, difatti, “condiziona” la sua richiesta di abbreviato
all’acquisizione delle prove che lui stesso indicherà.
Il PM come non può
chiedere che si proceda con il Giudizio abbreviato, così non può avanzare
nessuna richiesta di condizione (semmai si può opporre a quelle richieste dalla
difesa).
La richiesta delle
nuove assunzioni probatorie avanzata dalla difesa deve necessariamente essere
compatibile con la natura del Giudizio abbreviato: si dovrà trattare di prove
necessarie e che non stravolgano quella celerità e speditezza e quello “stato
degli atti” tipici del Giudizio abbreviato.
Il PM potrà addurre
prove contrarie.
In ogni caso, qualora
il compendio accusatorio (ovvero, in generale, tutti gli contenuti nel
fascicolo del PM) non sia sufficiente per il GIP per addivenire ad una decisone
(sia di condanna che di colpevolezza), il Giudice – di ufficio – potrà
provvedere ad assumere nuove prove (sia in caso di Giudizio abbreviato
“normale” che condizionato).
La Sentenza del
Giudizio abbreviato può essere impugnata in Appello come una Sentenza emessa a
seguito di celebrazione con il rito ordinario.
****
Il Giudizio
abbreviato può essere opportuno in diverse occasioni:
§
Nel caso di colpevolezza certa e provata già nella fase delle
indagini preliminari. Lo sconto di un terzo è sicuramente il migliore risultato
che si può ottenere in una sempre auspicabile e pragmatica ottica difensiva;
§
Nel caso in cui gli indizi raccolti durante le fase delle
indagini non siano tali da potersi dire superato il ragionevole dubbio circa la
colpevolezza dell’incolpato (un approfondimento dibattimentale in
contraddittorio tra le parti potrebbe colmare le lacune cristallizzate nelle
indagini);
§
Il coacervo accusatorio – che l’imputato conoscerà fin dal
momento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis
c.p.p. (V. nella categoria “cose da sapere” del sito) ovvero ben prima del
momento per la richiesta di Giudizio abbreviato – cristallizzato negli atti
delle indagini preliminari potrebbe indicare all’imputato ed al suo difensore
importati temi di prova da indagare in sede di indagini investigative difensive
(testimoni, documenti ed ogni altra circostanza di fatto e di diritto di segno
opposto rispetto a quella posta dagli investigatori alla base della pretesa
punitiva). Il quadro probatorio del PM, dunque, a seguito delle indagini o
dalle considerazioni svolte dalla difesa, potrà essere completato (e, direi, contraddetto
e minato) con tutti gli elementi raccolti dalla difesa e depositati nel
fascicolo del PM cosicché (al momento della celebrazione dell’abbreviato) il
Giudice troverà già nel fascicolo che studierà per la decisione tutti i “buchi”
della tesi accusatoria e l’illustrazione delle piste e deduzioni alternative a
sostegno dell’innocenza dell’imputato.

Pagine
correlate:

http://www.studiolegaledelalla.it/cose_da_sapere/il-giudizio-abbreviato-la-disciplina-ed-i-vantaggi/

B.B.P.,BADALAMENTI,BRUNO FRANCESCO,CATALDO, COPACABANA,D’ AGOSTINO,ENEA VINCENZO,IMPASTATO,EREDI CARDINALE,LO PICCOLO,LUCIDO, MICALIZZI;MUTOLO, ONORATO FRANCESCO,ROSARIO NAIMO,ROSARIO RICCOBONO,GALLINA

B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, D’ Agostino, Enea Vincenzo, EREDI CARDINALE, Gallina, IMPASTATO, LO PICCOLO, LUCIDO, Micalizzi;Mutolo, ONORATO FRANCESCO, ROSARIO NAIMO, Rosario Riccobono,

Operazione tra Genova e Reggio 15 arresti Perquisite le case di due ex sindaci Carabinieri in forze a Ventimiglia e Bordighera

Operazione tra Genova e Reggio 15 arresti 

Perquisite le case di due ex sindaci

Carabinieri in forze a Ventimiglia e Bordighera

I militari dell’Arma hanno messo a segno una operazione tesa a smantellare l’organizzazione denominata “locale di Ventimiglia”. In tutto sono stati compiuti 15 arresti e diverse perquisizioni tra cui quelle delle abitazioni degli ex sindaci di Ventimiglia e Bordighera, comuni entrambi sciolti per infiltrazioni mafiose nel corso degli ultimi anni

REGGIO CALABRIA – E’ in corso una vasta operazione dei carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, tra le province di Imperia e Reggio Calabria: nel mirino una struttura operativa della ‘ndrangheta attiva nel Ponente ligure, meglio nota come «locale di Ventimiglia». Quindici i capi e i gregari dell’organizzazione colpiti da misure di custodia cautelare per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, detenzione di sostanze stupefacenti ed armi. Altri 13 sono stati indagati in stato di libertà. Nell’operazione, denominata «La Svolta», sono impiegati 200 carabinieri ed un elicottero.
Il blitz è scattato all’alba con gli arresti del presunto boss della «locale» di Ventimiglia, Giuseppe Marcianò, del figlio e del nipote, entrambi di nome Vincenzo. Perquisite le abitazioni degli ex sindaci: Gaetano Scullino di Ventimiglia (Pdl) e Giovanni Bosio (Pdl), di Bordighera; i due Comuni sciolti per mafia, rispettivamente nel febbraio del 2012 e nel marzo del 2011.
L’elicottero dei Carabinieri è atterrato, all’alba, nel piazzale del Comune di
Ventimiglia. Presente una folta schiera di Carabinieri alcuni dei quali si sono
recati a casa dell’ex sindaco che abita di fronte al Municipio. L’operazione era finalizzata a ricostruire una serie di presunti intrecci tra la malavita
organizzata e la politica. Le indagini sono partite nel marzo del 2010 ed hanno permesso di svelare l’operatività dell’organizzazione mafiosa, i rituali di affiliazione, il controllo del territorio, i collegamenti con le cosche
calabresi dei Piromalli, Alvaro e Pelle. Sono così emerse le capacità di
influenzare le competizioni elettorali a livello locale, i rapporti con la
politica, gli interessi economici.
Le indagini sono partite nel marzo del 2010 ed hanno permesso di svelare l’operatività dell’organizzazione mafiosa, i rituali di affiliazione, il controllo del territorio, i collegamenti con le cosche calabresi dei Piromalli, Alvaro e Pelle. Sono così emerse le capacità di influenzare le competizioni elettorali a livello locale, i rapporti con la politica, gli interessi economici.


http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/cronache/709311/Operazione-tra-Genova-e-Reggio-15.html 





NDRANGHETA: INTRECCI MALAVITA-POLITICA,TRA ARRESTATI 3 MARCIANO’   


– Genova 3 dic. – Sono 15 le persone raggiunte da misura cautelare in carcere nell’ambito dell’indagine tesa a decapitare il “locale” della ‘ndrangheta di Ventimiglia. In manette sono finiti Giuseppe Marciano’, Vincenzo Marciano’, Vincenzo Marciano’, Omar Allavena, Antonino Palamara, Giuseppe Scarfo’, Annunziato Roldi, Federico Paraschiva, Salvatore Trinchera, Giuseppe Cosentino, Filippo Spirli’, Rosario Ambesi, Maurizio Pellegrino e Roberto Pellegrino. A undici degli indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla detenzione di armi, allo spaccio di droga, all’estorsione e all’usura. Agli altri sono contestati i reati di detenzione di armi, spaccio di droga, estorsione e usura. La richiesta di custodia cautelare e’ stata inoltrata dal pm della Dda di Genova Giovanni Arena ed emessa dal gip Massimo Cusatti.
 

 

NDRANGHETA: SEQUESTRI FABBRICATI E TERRENI IN TUTTA ITALIA  – TORINO, 3 DIC – Quaranta fabbricati, 23 terreni, tre societa’ e due auto: sono i sequestri effettuati stamattina dalla Dia di Torino, per un valore complessivo di 20 milioni di euro, alle persone arrestate nel 2009 nell’operazione ‘Marcos’, che permise di sgominare la cosca ‘ndranghetista della famiglia Marando, attiva in Piemonte. Gli interventi sono avvenuti nelle province di Torino, Reggio Calabria, Milano, Varese, Como e Roma. Il sequestro e’ stato disposto dal tribunale del capoluogo piemontese. 


 
 

 

NDRANGHETA: BENI PER 20 MLN SEQUESTRATI A COSCA IN PIEMONTE  – Torino, 3 dic. – Quaranta tra abitazioni e ville, 23 terreni, 3 societa’ e 2 auto, per un valore stimato di circa 20 milioni di euro, sono stati sequestrati stamane dalla Direzione investigativa antimafia del capoluogo torinese alle persone arrestate nel 2009 nell’operazione “Marcos”, che permise di sgominare la cosa della famiglia Marando. I sequestri, disposti dal Tribunale di Torino, sono stati eseguiti nelle province di Torino, Reggio Calabria, Milano, Varese, Como e Roma. I beni erano intestati sia a persone fisiche che a societa’ immobiliari gestite per conto della famiglia Marando.


 

 

NDRANGHETA: INDAGINI SU COMUNE VALLECROSIA,INDAGATO SINDACO – VALLECROSIA (IMPERIA), 2 DIC – La Dda di Genova ha indagato il sindaco di Vallecrosia, Armando Biasi (indipendente, vicino al Pdl) nell’ambito dell’indagine ‘La Svolta’ contro la ‘ndrangheta nel Ponente ligure. I magistrati stanno verificando la correttezza delle elezioni amministrative del 2011, con particolare riferimento all’eventualita’ del voto di scambio. ”Sono indagato, ma e’ un atto dovuto – dice Biasi – viste le verifiche che stanno avvenendo per gli arresti nel mio territorio. Sono sereno”. 


 

 

Ndrangheta: 15 arresti in Liguria, disarticolata struttura nel Ponente Imperia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, hanno arrestato 15 persone disarticolando una struttura operativa della ‘ndrangheta attiva nel Ponente ligure, meglio nota come ‘locale di Ventimiglia’. Agli arrestati, ritenuti capi e gregari dell’organizzazione, vengono contestai i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, detenzione di sostanze stupefacenti ed armi. Altri 13 soggetti sono stati indagati in stato di liberta’ per gli stessi fatti. L’indagine, denominata “La Svolta”, ha avuto inizio nel marzo del 2010 e ha permesso di svelare l’operativita’ dell’organizzazione mafiosa, i rituali di affiliazione, il controllo del territorio, i collegamenti con le cosche calabresi dei Piromalli, Alvaro e Pelle e la capacita’ di influenzare le competizioni elettorali a livello locale, i rapporti con la politica e le istituzioni, gli interessi economici e l’avversione nei confronti di magistrati e forze dell’ordine. L’associazione, che conta numerosi affiliati e fiancheggiatori, ha operato tra Ventimiglia e Sanremo in contiguita’ con ala ‘ndranghetacalabrese.


 

 

‘NDRANGHETA: OPERAZIONE DEI CARABINIERI, ESEGUITE 15 MISURE CAUTELARI IMPEGNATI 200 MILITARI COORDINATI DALLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA Genova, 3 dicembre 2012- I carabinieri del Comando Provinciale di Imperia, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, hanno condotto una operazione finalizzata a disarticolare una struttura operativa della ‘ndrangheta attiva nel Ponente ligure, meglio nota come ”locale di Ventimiglia”. Nell’operazione sono stati impiegati 200 carabinieri ed un elicottero che hanno eseguito 15 misure di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone, capi e gregari dell’organizzazione, per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, detenzione di sostanze stupefacenti ed armi. Altri 13 soggetti sono stati indagati per gli stessi reati. L’indagine, denominata ”La Svolta”, ha avuto inizio nel marzo del 2010 ed ha permesso di svelare l’operativita’ dell’organizzazione mafiosa, i rituali di affiliazione, il controllo del territorio, i collegamenti con le cosche calabresi dei Piromalli, Alvaro e Pelle, la capacita’ di influenzare le competizioni elettorali a livello locale, i rapporti con la politica e le Istituzioni, gli interessi economici e l’avversione nei confronti di magistrati e forze dell’ordine. L’associazione che conta a vario titolo numerosi affiliati e fiancheggiatori, operante tra Ventimiglia e Sanremo, ha dimostrato le tipiche caratteristiche del consesso ‘ndraghetista esistente in Calabria. Maggiori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terra’ alle 12 presso la sala conferenze della Procura della Repubblica di Genova.  


 

 

Nell’ambito dell’operazione contro la ‘ndrangheta effettuata questa mattina dal Comando provinciale di Imperia e coordinata dalla Dda di Genova sono state perquisite le abitazioni dell’ex sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino e dell’ex sindaco di Bordighera Giovanni Bosio. 


 

 

NDRANGHETA: OPERAZIONE IMPERIESE, COSCA CONDIZIONAVA VOTO  – VENTIMIGLIA (IMPERIA), 2 DIC – L’indagine che ha portato all’emissione di 15 misure cautelari, e’ stata battezzata ”La Svolta” e riguarda gli scioglimenti dei comuni di Ventimiglia e Bordighera per infiltrazioni mafiose. Impegnati oltre 200 carabinieri e un elicottero dell’Arma, atterrato all’alba sulla piazza del Comune a Ventimiglia per portare via documenti. Le misure cautelari sono state emesse nei confronti di capi e gregari dell’organizzazione criminale per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, detenzione di sostanze stupefacenti ed armi. Le indagini sono partite nel marzo del 2010 ed hanno permesso di svelare l’operativita’ dell’organizzazione mafiosa, i rituali di affiliazione, il controllo del territorio, i collegamenti con le cosche calabresi dei Piromalli, Alvaro e Pelle. Sono cosi’ emerse le capacita’ di influenzare le competizioni elettorali a livello locale, i rapporti con la politica, gli interessi economici.


 

 

NDRANGHETA: SEQUESTRI PER 20 MLN IN VARIE REGIONI  – E’ in fase conclusiva una vasta operazione contro la ‘ndrangheta da parte del Centro Operativo di Torino della Direzione Investigativa Antimafia che, in collaborazione con i Centri Operativi di Milano, Roma e Reggio Calabria, sta eseguendo il sequestro di beni in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria nei confronti di un’agguerrita cosca della ‘ndrangheta da anni operante in Piemonte. Il valore di beni immobili e di societ… sottoposte a sequestro Š di circa 20 milioni di euro.


 

 

NDRANGHETA: SEQUESTRO DI BENI IN PIEMONTE, LOMBARDIA, LAZIO E CALABRIA VASTA OPERAZIONE DELLA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA  – E’ in fase conclusiva una vasta operazione contro la ‘ndrangheta da parte del Centro Operativo di Torino della Direzione Investigativa Antimafia che, in collaborazione con i Centri Operativi di Milano, Roma e Reggio Calabria, sta eseguendo il sequestro di beni in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria nei confronti di una cosca della ‘ndrangheta da anni operante in Piemonte. Il valore di beni immobili e di societa’ sottoposte a sequestro e’ di circa 20 milioni di euro. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terra’ presso il Centro Operativo di Torino, in via Foggia n. 14, alle 11. 


 

 

NDRANGHETA: BLITZ CC TRA IMPERIA E REGGIO CALABRIA, 15 ARRESTI – 


E’ in corso una vasta operazione dei carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, tra le province di Imperia e Reggio Calabria: nel mirino una struttura operativa della ‘ndrangheta attiva nel Ponente ligure, meglio nota come “locale di Ventimiglia”. Quindici i capi e i gregari dell’organizzazione colpiti da misure di custodia cautelare per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, usura, detenzione di sostanze stupefacenti ed armi. Altri 13 sono stati indagati in stato di liberta’. Nell’operazione, denominata “La Svolta”, sono impiegati 200 carabinieri ed un elicottero. 


Il blitz e’ scattato all’alba con gli arresti del presunto boss della “locale” di Ventimiglia, Giuseppe Marciano’, del figlio e del nipote, entrambi di nome Vincenzo. Perquisite le abitazioni degli ex sindaci: Gaetano Scullino di Ventimiglia (Pdl) e Giovanni Bosio (Pdl), di Bordighera; i due Comuni sciolti per mafia, rispettivamente nel febbraio del 2012 e nel marzo del 2011. Due arresti anche a Reggio Calabria. L’elicottero dei Carabinieri e’ atterrato, all’alba, nel piazzale del Comune di Ventimiglia. Presente una folta schiera di Carabinieri alcuni dei quali si sono recati a casa delle ex sindaco che abita di fronte al Municipio. L’operazione era finalizzata a ricostruire una serie di presunti intrecci tra la malavita organizzata e la politica. I dettagli dell’operazione verranno resi noti in una conferenza stampa, indetta per le 12, presso la Dda di Genova.


 

 

 ‘NDRANGHETA: BENI PER 20 MLN EURO SEQUESTRATI A COSCA IN PIEMONTE  – Operazione della Dia di Torino contro la ‘ndrangheta che ha condotto con la collaborazione dei Centri Operativi di Milano, Roma e Reggio Calabria, al sequestro di beni in Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria nei confronti di un’agguerrita cosca da anni operante in Piemonte. Il valore di beni immobili e di societa’ sottoposte a sequestro e’ di circa 20 milioni di euro. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa presieduta dal Procuratore Aggiunto Perduca che si terra’ presso il Centro Operativo di Torino, alle 11.


 

 

NDRANGHETA: ARRESTI E PERQUISIZIONI NELL’IMPERIESE


Arresti e perquisizioni sono in corso in provincia di Imperia da parte della Direzione investigativa antimafia (Dia), che sta indagando sugli intrecci tra criminalit… organizzata e politica. Nell’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimadia (Dda) di Genova, sarebbero state eseguite 15 misure cautelari. Tra gli arrestati ci sono il presunto capo della cosca di ‘ndrangheta Giuseppe Marcian•, il figlio Vincenzo e un nipote. 


Nell’operazione, secondo quanto si apprende, sono state perquisite anche le abitazioni dell’ex sindaco di Ventimiglia, Gaetano Scullino, dell’ ex direttore generale dello stesso comune, Marco Prestileo, e dell’ex sindaco di Bordighera, Giovanni Bosio. Le amministrazioni di Ventimiglia e Bordighera sono state sciolte nei mesi scorsi per presunte infiltrazioni mafiose. Secondo le prime informazioni, due arresti sarebbero stati compiuti anche in provincia di Reggio Calabria. Nell’indagine ci sono anche 13 persone indagate.  

 

 
 

Bosio e l'appoggio elettorale dei Pellegrino

 

 

Giovanni Bosio, ex sindaco del Comune di Bordighera, la pianti di sparare amenità. Le motivazioni dello scioglimento e commissariamento per condizionamento mafioso del Comune di Bordighera durante le sue amministrazioni, sono solide, fondate e non hanno avuto manco mezza smentita dalla sentenza sul clan Pellegrino emessa dal Tribunale di Sanremo.


 

 

 

VENTIMIGLIA, Comune sciolto per condizionamenti mafiosi (ed a Bordighera respinto il ricorso)  

Ce l’abbiamo fatta!!! Era l’agosto del 2010 quando inviammo al Prefetto di
Imperia una comunicazione urgente per chiedere l’invio della Commissione di
Accesso al Comune di Ventimiglia, per procedere allo scioglimento e
commissariamento per condizionamento mafioso [leggi qui] e ci
tornarono indietro due querele: quella della Giunta del Comune di Ventimiglia
[leggi qui la
delibera
] e quella di Vincenzo MOIO, che agli atti risulta un affiliato alla
‘ndrangheta [leggi
qui
].
Siamo andati a dirlo ad alta voce a Ventimiglia Alta, facendo nomi
e cognomi, come nostra tradizione, anche se gli ‘ndranghetisti erano ancora
belli liberi e pimpanti. Era il settembre 2010… [vedi qui un
breve estratto video
]
A seguito di quel nostro dossier la Prefettura
avviò l’iter previsto dalla normativa. I Carabinieri ed altri reparti
confermarono i nostri rilievi e incrociavano i dati con quanto emergeva dalle
attività di indagine sulla ‘ndrangheta nel ponente ligure. La Prefettura, con il
prefetto Di Menna, rallentava. Denunciammo pubblicamente questi gravi ritardi
[leggi qui] e rilanciammo con una dettagliata “mappatura” di
mafia e politica nell’estremo ponente ligure [leggi qui].
Ma
i ritardi hanno permesso al sindaco Gaetano Scullino di tentare la carta delle
dimissioni per sbarrare la strada alla Commissione di Accesso. Attaccammo con
forza quella fuga di Scullino, dal blog di Beppe Grillo [vedi qui] e con una conferenza stampa davanti al Comune di
Ventimiglia [vedi
qui
]. Era il giugno 2011.
Scrivemmo al Ministro dell’Interno per chiedere
di applicare la normativa con fermezza e procedere allo scioglimento anche
davanti alle dimissioni del Sindaco, sulla base delle Relazioni dei reparti
investigativi [leggi qui] e Scullino ritirò le dimissioni.
Arrivò la
Commissione di Accesso e per quanto possibile abbiamo cercato di fornire alcuni
elementi utili nel lavoro di ricostruzione dei fatti e delle responsabilità che
la Commissione ha promosso in 4 mesi di lavoro, con la collaborazione dei
reparti investigativi.
Abbiamo ricostruito buona parte delle questioni che
dimostravano il condizionamento e l’infiltrazione nel Comune di Ventimiglia,
attraverso dati e atti ufficiali [vedi qui].
Abbiamo avuto fiducia e pazienza. Ora possiamo
tirare un sospiro di sollievo perché lo Stato ha dimostrato di esserci: il 3
febbraio 2012 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Interno,
ha sciolto il Comune di Ventimiglia per mafia!

In molti ci avevano
derisi, dato dei pazzi… altri hanno tentato di diffamarci e delegittimarci in
tutti i modi. Noi siamo rimasti pazienti, abbiamo continuato a lavorare e
fornire tutto il supporto possibile per far emergere i condizionamenti e
l’infiltrazione mafiosa a Ventimiglia (così come in altri Comuni) ed oggi
possiamo dire di essere soddisfatti! E speriamo che si comprenda bene che
l’infamia per Ventimiglia non è lo scioglimento, che rappresenta la
“liberazione” e la possibilità concreta di mettere alla porta la ‘ndrangheta.
Infamante per la città di confine era un Ente piegato agli interessi delle
cosche… era il negazionismo che non faceva altro che rafforzare le cosche e
l’omertà che le ha protette.
Ora bisogna andare avanti… e colpire
definitivamente, schiacciandoli come vermi, i mafiosi ed i loro sodali. Lo può
fare prima di tutto la comunità che può togliergli il saluto ed il consenso
sociale, e lo deve fare anche la magistratura, colpendo non solo gli uomini
delle cosche, ma anche i politici, gli imprenditori ed i professionisti collusi
e complici, ed anche qui servitori infedeli che si sono venduti alle
cosche!
Noi abbiamo già scritto tutto, in tanti che oggi ne parlano, non lo
avevano forse mai notato e così gli nasce lo stupore davanti allo scioglimento.
Sembra che in troppi siano caduti dal pero… anche quelli che oggi cercano di
attribuirsi i meriti di aver sollevato la questione “Ventimiglia”… parlano
dimostrando di non conoscere i fatti o cercando di strumentalizzare l’accaduto.
Ci siamo abituati… è il vivere in una regione “colonizzata” dalla ‘ndrangheta,
dove esponenti politici (di entrambi gli schieramenti) ed imprese hanno aperto
le porte e scelto di collaborare con gli uomini delle cosche… Dove i Comuni
condizionati e infiltrati sono ben più dei due comuni di Ventimiglia e
Bordighera (che nel frattempo ha visto confermato lo scioglimento più che
fondato e motivato – come avevamo ampiamente documentato – con il pronunciamento
contrario del TAR del Lazio sul ricorso presentato dall’ex sindaco decaduto
Bosio – vedi qui la sentenza).

Ci fermiamo qui, non stiamo a
ripetere il tutto su Cooperativa Marvon, appalti, licenze e Ufficio Commercio,
Porto e concessioni varie… tutte cose che abbiamo già scritto e che non ha
senso ripetere… Andiamo avanti, ci sono altri Comuni che devono essere
ripuliti!
Sulla questione VENTIMIGLIA (e non solo), diamo appuntamento per
una conferenza stampa pubblica dell’Ufficio di Presidenza, davanti al Comune di
Ventimiglia, in Piazza della LIBERTA’, domenica 5 febbraio 2012, alle ore 11 [vai
all’evento su facebook
]

 

Il
CLAN PELLEGRINO ed il COMUNE DI BORDIGHERA, tutta la storia

Lunedì 05 Dicembre 2011 14:20
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
alcuni degli esponenti del clan PELLEGRINO-BARILAROIl procuratore di Sanremo, Roberto Cavallone, ha tutte le
ragioni ad affermare che di strada ve ne è ancora molta da fare in Liguria per
poter efficacemente contrastare le organizzazioni mafiose. Ha ragione perché
non è possibile che i giudici non siano in grado di capire quando si è
davanti ad intimidazioni mafiose e non quindi in presenza di visite di
“cortesia”

L’intimidazione mafiosa non sempre è cruenta, a volte è
sottile, molto sottile e quasi impercettibile. Diventa chiara se si guarda a
“chi” la promuove, ovvero soggetti forti della capacità di concretizzare la
minaccia, anche perché gruppo armato e parte integrante ed inscindibile
dall’organizzazione mafiosa.

I Giudici del Tribunale di Sanremo hanno
guardato alle “visite” dei PELLEGRINO-BARILARO portate ai due assessori di
Bordighera, per richiamarli “all’ordine”, ovvero ad accontentare i loro
desiderato, come a visite di due semplici individui che chiedevano conto
“politicamente” del dissenso espresso davanti alla richiesta di apertura della
Sala Giochi da parte della consorte del Maurizio PELLEGRINO, figlia del Benito
PEPE’.

I Giudici non hanno tenuto conto di chi fossero i due “emissari”,
ovvero soggetti della ‘ndrangheta, come risulta inequivocabilmente da risultanze
certe. Ed i Giudici a Sanremo non hanno nemmeno, quindi, valutato che i
testimoni, ovvero i due assessori minacciati, in aula non avevano confermato le
accuse, per l’evidente e palpabile clima intimidatorio e la conseguente paura
che i PELLEGRINO-BARILARO, in quanto cosca della ‘ndrangheta, sono in grado di
produrre anche quando parte del clan si trova in carcere. Una paura evidente già
quando tentennavano nel parlarne informalmente e poi verbalizzando con
Carabinieri e Procura.

I Giudici, come già altri giudici (ed altri pm) in
Liguria, sono rimasti ciechi, come recentemente aveva ricordato – dopo anni che
noi lo ripetiamo – anche il pm Anna Canepa della Direzione Nazionale
Antimafia.

Detto questo chi ha scritto e prodotto la cosiddetta
informazione sulla conclusione del processo ai PELLEGRINO-BARILARO ha scritto,
in parte, l’ennesima “balla” clamorosa che altro non produce che, di fatto, un
regalo straordinario ai PELLEGRINO-BARILARO, ovvero alla ‘ndrangheta.

I
capi di imputazione erano estorsione, minacce, minacce a corpo politico,
favoreggiamento della prostituzione. Sono stati condannati per tutti i reati
contestati tranne che per le “minacce a corpo politico”
. Non poteva che
essere così, quando i giudici non tengono conto dell’intimidazione che ha
condotto i testimoni (i due assessori) a negare le minacce ricevute e,
soprattutto, quando non considerando che soggetti appartenenti a famiglie di
‘ndrangheta non compiono “visite di cortesia” per chiedere conto di uno “sgarbo”
(come è, per loro, l’esprimersi contro ai loro interessi), bensì compiono
un’azione di richiamo volta ad intimidire il pubblico amministratore, forti
dell’essere organizzazione mafiosa armata protetta da vincolo omertoso, per
ottenere da questi i favori non richiesti, ma “pretesi” (la concessione per
l’apertura della sala giochi).

Detto questo, si è letto e sentito, nei
servizi delle testate giornalistiche regionali, che i PELLEGRINO-BARILARO erano
stati assolti dall’accusa di associazione mafiosa, e che quindi, in altre parole
non era mafiosi, come sosteneva l’accusa. Ma quando mai??? Quel capo di
imputazione non vi era nemmeno
(e manco poteva esserci perché una Procura
come quella di Sanremo non poteva nemmeno contestarlo, essendo competenza della
DDA di Genova tale contestazione). Ed allora perché si è raccontata una “bufala”
tanto abnorme quanto “utile” al ridare un immagine “ri-pulita” agli uomini del
clan PELLEGRINO-BARILARO? Non è dato saperlo, ma drammaticamente così è
stato…

 

Duro
colpo ai “locali” ‘ndranghetisti in Liguria… Un passo avanti.

Lunedì 27 Giugno 2011 14:19
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Con l'Operazione MAGLIO 3 il ROS colpisce i
RINGRAZIAMO IL ROS PER IL
LAVORO PORTATO AVANTI, COORDINANDOSI

CON CALABRIA, LOMBARDIA E
PIEMONTE.

COME HA DETTO IL MAG. STORONI: QUESTO E’ SOLO
L’INIZIO!


Questa mattina il ROS è riuscito a portare a termine parte dell’ampia
inchiesta che da anni porta avanti sui “locali” della ‘Ndrangheta in Liguria.
Dopo gli arresti dell’Operazione “MAGLIO” della DDA di Torino (di cui avevamo
già pubblicato l’ordinanza – clicca
qui
) l’autorità giudiziaria del capoluogo non poteva restare ferma. Lì
infatti, in quelle pagine che hanno colpito la rete del sud Piemonte, facente
capo al “locale” guidato da Bruno Francesco PRONESTI’ – cugino del boss
Carmelo GULLACE -, vi erano i loro nomi e cognomi, vi erano le intercettazioni,
come quelle delle riunioni, ad esempio a Bordighera.

E così all’alba sono
stati arrestati:

BARILARO
Fortunato
, nato ad Anoia (RC) il 25.9.1944, residente a
Ventimiglia (IM);
BARILARO
Francesco
,nato ad Anoia ((RC) il 15.01.1947, residente a
Bordighera (IM), detto “Ciccio”;BATTISTA Raffaele, nato
a Taurianova (RC) il 27.10.1976) residente a Genova,detto
Raffaelino“;
BRUZZANITI
Rocco
, nato ad Antonimina (RC) il 9.8.1959, residente in
Sant’Olcese (GE), detto “compare Rocco“;
CIRICOSTA Michele, nato
ad Anoia (RC) il 29.7.1936, residente a Bordighera (IM), detto “compare
Michele
“;
CONDIDORIO
Arcangelo
, nato a Reggio Calabria l’1.8.1942, residente in
Genova, alias “Calipso” e/o “Calì“;
GARCEA Onofrio , nato a
Pizzo Calabro (VV) il il 18.12.1950, residente a Genova,alias
Mezzalingua“; (già detenuto)
MULTARI Antonino, nato a
Locri (RC) il 9.12.1956, residente a Serra Riccò (GE),detto “compare
Nino”
;
NUCERA
Lorenzo
, in Sambatello di Reggio Calabria il 17.6.1960,
residente in Genova, detto “Cecè” o “Zi’ Lore“;
NUCERA Paolo,nato a
Condofuri (RC) il 21.03.1944, residente in Lavagna;
PEPE’ BENITO, nato a
Galatro (RC) il 05.08.1936, residente a Bordighera (IM);
ROMEO Antonio, detto
compare Totò“, nato a Roghudi (RC) il 22.7.1939, domiciliato in Sarzana
(SP)

Gli altri indagati per 416 bis sono:
CALABRESE Domenico,nato
a Reggio Calabria il 25.11.1968, residente a Genova, alias “Micunnella”
e/o “Nanna”;
FIUMANO’
Antonino
,nato a Reggio Calabria il 07/04/1978, residente a
Genova,dettoNino;
GORIZIA Cosimo, nato a
Mammola (RC) il 23.9.1973, residente in Sant’Olcese (GE), detto
Cosimino“;
LUMBACA Rocco,nato a Oppido
Mamertina (RC) il 26.2.1954, domiciliato in Genova, detto “compare
Rocco
“;
MARCIANO’
Giuseppe
, nato a Delianuova (RC) il 6.8.1933, residente a
Vallecrosia (IM), detto “compare Peppino“;
MARCIANO’ Vincenzo, nato
a San Remo (IM) il 31.12.1977, residente a Vallecrosia (IM);
MOIO Vincenzo, nato a
Taurianova (RC) il 1° gennaio 1959, residente a Camporosso (IM), detto
Enzo“;
VIOLI
Domenico
, nato a Santa Cristina d’Aspromonte (RC) il 4.1.1950,
residente in Genova,alias “Lattoniere.

Il capo di
imputazione è chiaro:
Del reato di cui all’ art. 416 bis commi 1, 2, 3, 4,
5 e 6 c.p., per aver fatto parte, con altre persone tra cui
GANGEMI
Domenico, BELCASTRO Domenico
(separatamente giudicati nell’ambito del
proc. pen. n. 1389/2008 R.G.N.R. DDA della Procura della Repubblica di Reggio
Calabria) ed altre persone (alcune delle quali allo stato non ancora
identificate)
dell’associazione
mafiosa denominata ‘ndrangheta
, operante da anni sul territorio
della Regione Liguria, collegata con le strutture organizzative della medesima
compagine insediate in Calabria e costituita in articolazioni territoriali
denominate
“locali”
di
Genova, Lavagna, Ventimiglia e Sarzana
, locali coordinati da un
organo denominato “camera di controllo della Liguria”

E si legge
nell’Ordinanza…

 

I
PELLEGRINO in mutande! Sequestrati oltre 9 milioni di beni dalla DIA

Giovedì 26 Maggio 2011 16:06
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
I PELLEGRINO in mutande! Sequestrati oltre 9 milioni di beni dalla DIA

Se l’aggressione dei beni dei mafiosi è la strada maestra per annientare le
cosche, l’aggressione dei beni degli imprenditori mafiosi è ancora di più: è un
colpo assestato alla capacità delle cosche di condizionare l’economia, gli
appalti e le Pubbliche Amministrazioni. Ed allora non possiamo che essere
soddisfatti che i PELLEGRINO siano rimasti in mutande!

La DIA di Genova,
con l’Arma dei Carabinieri, questa mattina, ha infatti eseguito perquisizioni e
sequestri nelle proprietà dei fratelli PELLEGRINO, in quell’imperiese che i
signorotti Michele, Giovanni, Maurizio e Roberto PELLEGRINO (con i cumpari
BARILARO, VALENTE E DE MARTE) pensavano fosse terra loro.

Con
l’Operazione odierna la DIA ha applicato la misura di sequestro preventivo dei
beni dei PELLEGRINO – richiesto dal Centro Operativo di Genova della stessa DIA
e disposto dal Tribunale di Imperia – che ammontano ad un valore di oltre 9
milioni di euro che, a seguito del contraddittorio tra le parti, davanti al
Giudice della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Imperia, andranno a
confisca. Nell’ambito dello stesso procedimento, che ha colpito gli esponenti
della cosca dei SANTAITI-GIOFFE’, agli stessi, ovvero Michele, Giovanni,
Maurizio e Roberto PELLEGRINO, sono state anche applicate le misure della
sorveglianza speciale di P.S. (con obbligo di dimora) per i prossimi 5
anni…

 

A
Bordighera servirebbe decenza ed all’imperiese serve un Prefetto, non un “non
vedo, non sento, non

Venerdì 20 Maggio 2011 16:02
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Bosio & clan Pellegrino

Giovanni Bosio compie un ulteriore atto di sfregio alla città di Bordighera.
Con il suo ricorso al Tar per far annullare lo scioglimento per infiltrazioni e
condizionamento mafioso dell’Amministrazione comunale, testimonia un disperato
tentativo di negare le evidenze. Quando a Bordighera servirebbe decenza da parte
della politica, arriva questa ennesima scelta che rappresenta un palese insulto
alle Istituzioni. Non è bastato a Bosio ed alla sua ciurma che il provvedimento
sia giunto con grave ritardo (grazie al Prefetto Di Menna) permettendo così a
quell’amministrazione condizionata dalla ‘ndrangheta di procedere con l’adozione
di nuovi provvedimenti, sino al mega ampliamento del Porto. No, insiste… e
questo ci pare davvero troppo…. troppo umiliante per quella comunità di
Bordighera che, come avevamo scritto, ha urgente bisogno di una
rinascita.

Nel frattempo, quanto avevamo detto sul Prefetto Di Menna,
trova conferma ad ogni carta ufficiale che emerge: costui non ha fatto il suo
dovere! Che le ragioni siano nell’incapacità di leggere il fenomeno (e le carte
di rapporti e relazioni dei reparti investigativi e della Commissione di
Accesso), nella reticenza ad affrontare un fenomeno che spaventa o nel piegarsi
alle pressioni del blocco di potere (tra legale e illegale) dominante
nell’imperiese, bisognerà capirlo… Ma quel che è evidente è che Di Menna non
possa restare un giorno di più in quella Prefettura e che a quell’Ufficio deve
essere nominato un Prefetto esperto e determinato…

 

‘Ndrangheta,
politica e territorio, una fotografia del contesto di Ponente

Giovedì 31 Marzo 2011 12:45
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
'Ndrangheta, politica e territorio, una fotografia del contesto di Ponente

L’imperiese è una zona cruciale e la mappatura è chiara da tempo… solo la
politica, nella sua grande parte, il Prefetto Di Menna (a proposito quando viene
trasferito?) ed il vice-re Claudio Scajola si ostinano a negare l’evidenza. Come
Casa della Legalità abbiamo parlato a lungo di questo territorio. Abbiamo
presentato esposti, segnalazioni e istanze dettagliate… abbiamo affrontato la
questione pubblicamente ed ora ci torniamo con questa nuova lunga
“tappa”…

 

Da
Bordighera a Ventimiglia ed oltre…

Martedì 15 Marzo 2011 23:26
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Comune di Bordighera sciolto per mafiaAvevamo già scritto ampiamente su questi due Comuni, così
come su altri, dell’imperiese come Vallecrosia e Castellaro. Ora su Bordighera è
arrivato quello che chiedevamo (e sapevamo) da tempo: lo scioglimento del
Consiglio Comunale e della Giunta Bosio per i condizionamenti della ‘ndrangheta.
I fatti erano chiari: vi era una inequivocabile azione di condizionamento
mafioso sulla parte elettiva e su quella burocratica del Comune di
Bordighera…

 

BORDIGHERA,
come dicevamo: SCIOLTO IL COMUNE PER MAFIA

Giovedì 10 Marzo 2011 11:45
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Il sindaco di Bordighera alla fiaccolata di Libera contro le mafie
Alla fine anche Maroni ed il Governo hanno dovuto procedere. Il
condizionamento della ‘ndrangheta sul Comune di Bordighera era plateale,
accertato… potevano tentare di ritardare (e lo hanno fatto)… potevano
tentare di negare l’impossibile (e lo hanno fatto), ma alla fine le carte, come avevamo anticipato da tempo, oltre ai fatti conclamati,
non potevano che portare alla decisione di SCIOGLIERE IL COMUNE DI BORDIGHERA
per infiltrazioni mafiose. E’ una vittoria, parziale, importante! Ma appunto
parziale perché ci sono altri COMUNI dell’imperiese, del savonese e del genovese
(per restare in Liguria, altrimenti se guardassimo, ad esempio, alla Lombardia
la lista – che abbiamo già fatto  – sarebbe ancora più lunga) dove
condizionamenti, quando non addirittura infiltrazioni all’interno degli organi
elettivi e più in generale nella “macchina comunale” sono pesanti e conclamati.
Ma questa vittoria dimostra che ce la si può fare… se si fanno emergere i
fatti e se si permette ai reparti investigativi di lavorare a 360 gradi, come ha
fatto la Procura di Sanremo.
Riteniamo doveroso, oltre al ringraziare i
reparti investigativi, la Procura di Sanremo e la Commissione di Accesso,
segnare che ruolo fondamentale in questa vicenda è stato svolto dai media che
non hanno taciuto, bensì dato ampio risalto ai fatti. Come diciamo da tempo il
problema esiste, bisogna però affrontarlo, ponendo la massima attenzione, perché
solo così si possono colpire le organizzazioni mafiose, le loro contiguità,
connivenze e complicità con il mondo politico ed economico. La strada scelta per
decenni al nord ed in Liguria, del silenzio e del negazionismo, è stata lo
scenario prediletto delle mafie per rafforzarzi. Su Bordighera si è dato prova
che le cose possono andare diversamente se non si nasconde la testa sotto la
sabbia!

RILEGGI LO SPECIALE CON TUTTI GLI ARTICOLI SU BORDIGHERA E
L’IMPERIESE

RIGUARDA LA
PUNTATA DI SKY TG24 SULLA ‘NDRANGHETA IN LIGURIA

 

‘Ndrangheta,
ultima fermata a Nord – Liguria – Sky Tg24

Sabato 05 Marzo 2011 23:43
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
5 e 12 marzo 2011 – Su Sky Tg24 è andata in onda lo speciale “‘Ndrangheta,
ultima fermata a Nord” riguardante la Liguria (la prima parte) ed Emilia-Romagna
e Piemonte (la seconda parte)… terre che qualcuno si ostina ancora a credere
esenti dal problema mafia. Per chi non avesse visto le puntate eccole qui con i
video integrali:

Nell’imperiese
(e non solo) l’omerta’ ligure si dimostra peggio che al sud

Giovedì 24 Febbraio 2011 01:00
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Nell'imperiese (e non solo) l'omerta' ligure si dimostra peggio che al sud
Mentre si è ancora in attesa che il Ministro Maroni proceda a far
adottare dal Governo il Decreto di scioglimento per infiltrazione mafiosa del
Comune di Bordighera… e che si proceda su quello di Ventimiglia (dove siede in
consiglio un affiliato alla ‘ndrangheta), il Prefetto Di Menna si è inabissato,
gli amministratori pubblici (nei secoli fedeli… a Claudio Scajola) continuano
a negare il radicamento della organizzazioni mafiose e soprattutto quello della
‘ndrangheta… e gli industriali si dedicano all’arte dello
struzzo…

 

Sempre
piu’ sconcertante la situazione dell’imperiese

Sabato 29 Gennaio 2011 18:21
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Commissariate il Pd di Imperia prima che sia troppo tardi![dopo il lancio del nostro comunicato stampa è iniziata
la grande virata di Faraldi, in coda la news con una vignetta da
AlzaLaTesta]

Il Prefetto non opera come dovrebbe, il centrodestra non
molla, Maroni fa finta di nulla ed il PD imperiese corre in
soccorso…
Chiediamo: immediato scioglimento dei Comuni di Bordighera e
Ventimiglia; ispezione in Prefettura, Commissariamento del PD
imperiese!
Le evoluzioni a cui si assiste nella provincia di
Imperia sono sempre più involuzioni sconcertanti e preoccupanti
. Il
problema della “colonizzazione” mafiosa che condiziona e infiltra le pubbliche
amministrazioni (e che non riguarda solo l’imperiese ma anche gli ambiti
territoriali di Genova e Savona) deve essere affrontato con serietà e
risolutezza, senza possibilità di mediazione o tatticismi dalla
politica…

 

Continui
sviluppi nella riviera delle cosche… (tra Vallecrosia e Sanremese)

Lunedì 24 Gennaio 2011 23:21
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Il Domenico CRUDO, da Taurianova a Vallecrosia con il fucile nell'armadiettoI Carabinieri nell’imperiese stanno portando avanti un lavoro
straordinario. Da quando il colonnello Franco Cancelli ha lasciato il Comando di
Imperia si è assistito ad un cambio di passo significativo che ha suggellato un
efficace intesa con la Procura di Sanremo retta dal Procuratore Roberto
Cavallone.

Così dopo le operazioni contro i Pellegrino-Barilaro, gli
arresti di killer salita dalla Calabria o di quelli con attività tra Ventimiglia
e Vallecrosia… dopo i sequestri d’armi e munizioni, l’azione di contrasto non
si ferma.

Oggi è stato finalmente le attenzioni si sono concentrate su un
nucleo familiare “pesante” con base nel Comune di Vallecrosia. E’ infatti stato
arrestato Domenico CRUDO, 78 anni, pluri condannato e che infatti stava
scontando una pensa ai domiciliari. In casa, nell’armadio aveva un ben oliato
fucile, carico e pronto a fare fuoco. Naturalmente l’originario di Taurianova lo
deteneva clandestinamente e quell’arma, sovietica, non era mai stata registrata
in Italia…

 

Imperiese.
I Macri’ pronti ad uccidere a scopo “dimostrativo”

Martedì 11 Gennaio 2011 01:00
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Michele ed Alessandro MACRI' con la pistola sequestrata [foto Riviera24]

La ‘Ndrangheta non regge il contrasto della Procura di Sanremo e l’attenzione
posta sui suoi affari. Dopo l’arresto a Bordighera dei killer saliti dalla
Calabria (Salvatore e Francesco Cadilli Rispi insieme a Giuseppe e Francesco
Fazzari), oggi due nuovi arresti nel piccolo comune di Vallecrosia, per sventare
attentati a diversi “obiettivi” (tra cui soggetti “istituzionali”) che dovevano
essere uccisi a scopo “dimostrativo”.
Gli arrestati sono Michele ed
Alessandro MACRI’ (padre e figlio, il primo nato a Cinquefrondi RC ed il secondo
a Bordighera IM). I due soggetti, gestori a Ventimiglia del bar de “Il
Mercatone”, sono stati trovati in possesso di una pistola 6,35 di fabbricazione
francese con matricola abrasa (detenuta illegalmente).
A far scattare gli
arresti i contenuti delle intercettazioni ambientali nelle quali i Carabinieri
di Imperia hanno ascoltato i piani del gruppo di fuoco ‘ndranghetista che, come
detto, erano volti a colpire per uccidere più persone.
E’ da tempo che
denunciamo il passaggio dal “silenzio” delle organizzazioni mafiose all’azione
violenta… Evoluzione che significa non solo la volontà da parte delle cosche
del territorio ma anche che vi è il “consenso” all’azione violenta da parte
delle cosche della “terra madre”.
I due nuovi arresti di oggi dimostrano che
però i mafiosi possono essere fermati prima di passare dai piani ai fatti…
perché, come diciamo da tempo, quando i reparti investigati e le Procure (come
in questo caso quella di Sanremo) sono determinati a colpire e sradicare le
cosche, i mafiosi non hanno scampo.
Occorre ora che si comprenda, a partire
dalla collettività, che occorre denunciare ed isolare i mafiosi senza cedere
all’omertà. Devono capirlo i semplici cittadini, così come i politici, gli
amministratori pubblici ed imprenditori… Non si deve cedere alle intimidazioni
ma si deve contrastare fattivamente le organizzazioni mafiose e le complicità e
contiguità che le avvolgono e proteggono!

 

Mafia
di ponente, tra pallettoni e roghi, cantieri e killer

Mercoledì 22 Dicembre 2010 01:00
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
imperia mappaEcco una breve rassegna per ricapitolare il tutto (che nei prossimi
giorni approfondiremo):

– A Bordighera la
Commissione di Accesso, affiancata da Dia, Gico e Ros, ha
concluso il suo lavoro sul Comune e quanto già emerso durante il suo lavoro non
fa ben sperare per l’Amministrazione del Sindaco Bosio. Ora la Relazione
è sul tavolo del Prefetto di Imperia
e forse del Ministro
dell’Interno.

A Castellaro e nelle altre cave e discariche
dell’imperiese, come Pieve di Teco, qualche controllo si è iniziato ad avere ed
i primi risultati paiono arrivare
. A Pieve di Teco infatti è scattato
un bel sequestro di una discarica abusiva che porta alla luce i traffici (si
parla di 280 tonnellate di rifiuti, per un giro di denaro ben superiore al
milione di euro) che ruotano attorno a società, una cooperativa sociale e la
Onlus “Galileo” dell’ex sindaco di Chiusavecchia, Luigi Gandolfo.


A Imperia continua l’inchiesta sul Porto voluto da Scajola e Caltagirone
Bellavista
(con l’allora “furbetto” dell’Antonveneta, Fiorani) e la
“concessione” traballa. Ed intanto le carte al vaglio della Procura di Imperia
sono sempre più pesanti anche perché è spuntato un atto notarile in cui il
Presidente della Porto di Imperia Spa, ovvero il rappresentante del Comune,
senza alcun mandato del Comune, ha ceduto la concessione alla società Acquamare
del Caltagirone

A Sanremo l’imprenditore dei
distributori automatici di Caffè, il boss Giovanni
Ingrasciotta
, tanto amico del boss Matteo Messina Denaro, finisce
formalmente sotto inchiesta e l’appalto Asl (una “bazzecola” di business da 6
milioni di euro) viene annullato. Che la “concorrenza” della Coffee Time
dell’Ingrasciotta, cioè la Dds avesse visto andare a fuoco sette camion, un
camioncino e due container, non era questione di autocombustione e che la nuova
guida della Procura di Sanremo se ne sia accorta non è male

Nei
cantieri Ferrovial
per lo spostamento della linea ferroviaria tra San
Bartolomeo al Mare e Andora, dopo i sopralluoghi di Dia e Procura di Savona,
scatta il sequestro per le famose forniture di cemento depotenziato. Così come
nei cantieri dell’Aurelia Bis si fa sempre più intenso il
controllo di Dia e Carabinieri, anche perché il materiale da scavo non si sa
bene dove finisca.

Al Comune di Ventimiglia sono arrivati i
Carabinieri
mandati dalla DDA per acquisire pratiche, documenti di
appalti, concessioni e pure per l’assunzione del figliolo del boss Fortunato
Barilaro, ovvero Giuseppe (prima all’ufficio personale, poi all’ufficio
licenze). Il Sindaco Scullino dice che va tutto bene, il Direttore Generale
(nonché commercialista e socio del Sindaco) Prestileo dice anche lui che va
tutto bene… contenti loro!

Al Porto di Ventimiglia i
controlli si fanno serrati.
Le traversine del Porto erano proprio
quelle delle ferrovie (e che sono rifiuti speciali)… e sui movimenti terra e
conferimenti e spuntano “scherzosi” colpi di lupara (otto) alla macchina
dell’imprenditore Pier Giorgio Parodi
. A spararli (e finire in cella)
un ex collaboratore del Parodi, ovvero il geometra Ettore Castellana, e
Annunziato Roldi. Chiedevano solo che nel cantiere del Porto di Ventimiglia si
facessero lavorare anche alcuni “amici” oltre ai Pellegrino. Il Parodi disse che
per il lavoro era tutto pieno ma lui avrebbe pagato ugualmente gli “amici” come
se il lavoro lo facessero… poi non ha denunciato nulla ed ha proceduto nel far
sistemare in fretta la macchina crivellata, facendosi poi anche strenuo
difensore dei due, affermando che i magistrati si sbagliano, perché l’agguato ed
i colpi di lupara erano solo uno scherzo.

Sempre sul Porto di
Ventimiglia
ed i rapporti di lavoro (che continuano no-stop)
con la società dei fratelli Pellegrino, la figlia del Pier
Giorgio Parodi, ovvero la Beatrice Parodi vedova Cozzi, quasi in Caltagirone,
compie acrobazie olimpioniche per negare l’evidenza.

Miche
Damiano, nipotino del boss “quaraquaqua” Giovanni Tagliamento
(in
ritirata a Mentone), è l’indiziato per l’omicidio di Vincenzo
Campana
, loanese, ucciso, mutilato e carbonizzato in tubo.


A Bordighera vengono arrestati (dalla Procura di Sanremo) 4 killer della
‘ndrangheta saliti (come d’abitudine) dalla Calabria
. Sono due coppie
di fratelli di Taurianova, Salvatore e Francesco Cadilli Rispi insieme a
Giuseppe e Francesco Fazzari. Saliti per uccidere, con l’arma pronta a colpire,
sono stati fortunatamente anticipati dall’arresto.

Alcuni
giorni fa a Sanremo due uomini giunti da Cosenza finiscono uno morto sparato e
l’altro in galera
per l’esecuzione in pieno giorno, in un negozio di
frutta e verdura. Il morto ammazzato è Giovanni Isolani, 21enne, chi gli ha
sparato è il 25enne Niki Trazza.

– Poi a Ventimiglia torna alla
luce la questione del Cantiere di Latte
, ovvero delle costruzione
“Vista Mare” dietro alle quali c’è l’affiliato alla ‘ndrangheta Vincenzo Moio…
un cantiere da vedere per capire… e nei prossimi giorni ve lo faremo
vedere.

– Intanto i roghi continuano su tutta la “linea”
(ed arrivano anche lungo i cantieri della linea ferroviaria “pontremolese” tra
La Spezia e Parma)… proprio ieri notte un nuovo locale è andato a fuoco un
negozio di alimentari a Ventimiglia, tipo esempio di autocombustione: infranti i
vetri e lancio di tre/quattro molotov.

Questa è la fotografia, molto
sintetica, della “serena” riviera dei Fiori… ponente
ligure…

 

Qualche
risposta a Sindaci “gnorri” ed altri che: non vedono, non sentono e non parlano

Martedì 28 Settembre 2010 19:51
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
C'è chi vuol fare lo gnorri...Adesso,
reso pubblico da parte nostra l’ultimo grande tassello (quello sui FOTIA) che
mancava per dare a tutti la possibilità di comprendere la situazione, ed emerso
che la Prefettura di Imperia ha già avviato l’iter per il nostro articolato
esposto, possiamo rispondere ai Sindaci che del fare gli gnorri hanno fatto
un’arte… e rispondere anche a quanti si stanno, con loro, esibendo nel
proporre scenari improponibili di “cospirazione” o di “generalizzazioni”,
nell’estremo tentativo di sostenere che “tutto va bene”…

Partiamo dal
sindaco di CASTELLARO… ovvero dal signor CATITTI Alessandro, che
afferma (rispondendo alla Casa della Legalità, ma guardandosi bene dall’inviarci
la sua cosiddetta “risposta”) di essere risentito che la notizia ed il contenuto
della nostra richiesta di Commissione di Accesso presso il suo Comune, non sia
stata resa nota a lui! Straordinario: se uno chiede una Commissione di Accesso
perché vi sono elementi da approfondire sull’infiltrazione mafiosa in un Comune,
prima di chiederlo formalmente al Prefetto, deve – secondo il Catitti, inviare
con anticipo il dettaglio al Sindaco del Comune
interessato…

 

Questo
Ponente… tra latitanti, infedeli, “brave persone” e colpi bassi

Martedì 28 Settembre 2010 01:00
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
L'imperiese vuole sconfiggere le mafie?[in coda gli articoli de Il Secolo
XIX]

Giovanni TAGLIAMENTO è sempre là, in Costa Azzurra, con
i suoi affari sporchi. Qualche mese fa faceva il galletto ma in realtà è solo un
quaraquaqua che non ha il coraggio di mettere piede in Italia perché stavolta
altro che soggiorno obbligato ad Ospedaletti, finisce direttamente al
fresco!
Onofrio GARCEA potrebbe tranquillamente essere passato da lì prima
della grande fuga, visto che con i cumpari di Cosa Nostra, avevano interessi
commercial-immobiliari oltre confine che vedevano anche il galoppino ABBISSO
seguire l’andamento dei lavori.
E lì, oltre confine, ad Vallauris vi era
anche Roberto CIMA, boss della ‘ndrangheta legato ai PALAMARA e del “locale” di
Ventimiglia. Tra i 100 latitanti più pericolosi è stato catturato il 26
settembre mentre portava fuori il cane i ROS di Genova con la collaborazione
della Gendarmeria francese…

 

A
Bordighera istituita la Commissione di Accesso, attendiamo le altre!

Domenica 08 Agosto 2010 01:00
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
politica e 'ndrangheta a Bordighera
[nell’ordine da sinistra:
di spalle uno dei Pellegrino, Chicco Iacobucci (pdl), Giovanni
Tagliasco
(assessore pdl), Giovanni Bosio (sindaco) Giulio
Viale (ex assessore Lega) ed un altro dei fratelli
Peleggrino]

Nonostante la “parata” del sindaco Giovanni
Bosio alla fiaccolata “accendiamo la legalità” a Sanremo, dove “Libera”
si è spinta sino a far fare anche un intervento contro le mafie al Bosio, il
Prefetto di Imperia, alla fine, ha costituito la Commissione di Accesso che ha
già iniziato il suo lavoro presso gli uffici del Comune di
Bordighera…

 

La
Casa della Legalita non sara’ alla fiaccolata di Sanremo: non facciamo i
paravento

Sabato 10 Luglio 2010 01:00
Le Case della Legalità della Liguria
Stampa PDF
logo_casa.jpg
IL COMUNICATO STAMPA DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA E DELLE
SEZIONI PROVINCIALI DI GENOVA, SAVONA, IMPERIA E LA SPEZIA (che nessuno ha osato
pubblicare)
La Casa della Legalità – Onlus (www.casadellalegalita.org) da anni denuncia nel dettaglio le
infiltrazioni mafiose in Liguria, attraverso inchieste pubbliche e collaborando
con i reparti investigativi dello Stato, dando fattivo contributo a molteplici
operazioni antimafia e di tutela del territorio. Con questo lavoro quotidiano si
sono evidenziate pesanti connivenze, contiguita ed in alcuni casi pesanti
complicità, di pezzi della politica, del mondo economico, finanziario e delle
pubbliche amministrazioni, con esponenti appartenenti o legati a cosche di
‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorre…

 

Bordighera
va sciolto per infiltrazione mafiose, e non e’ il solo Comune ligure

Giovedì 01 Luglio 2010 20:48
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Giovanni Bosio, alla richiesta di sciogliere il suo Comune per infiltrazione mafiose dice che è normaleLo
abbiamo detto in tutte i modi possibili: le mafie entrano se qualcuno gli apre
le porte. Le licenze, così come appalti, incarichi e concessioni i mafiosi li
prendono se qualcuno è disposto a darglieli, così come le protezioni per
attività illecite ben note ma che non si volevano contestare e fermare. E questi
qualcuno che le porte le aprono e che garantiscono protezioni e sostegni devono
necessariamente essere amministratori pubblici e funzionari pubblici.
A
Bordighera, come abbiamo ampiamente scritto è successo questo ed è avvenuto in
un modo talmente eclatante che non si poteva più tergiversare. In questa
direzione abbiamo spinto, anche con la conferenza stampa ed
il volantino distribuito a Sanremo
sabato 26 giugno: bisogna colpire il
braccio dei clan ma anche chi li aiuta, chi fa gli affari, così come chi li
copre, anche quindi coloro che prendono i voti rastrellati dalle cosche mafiose
e poi pagano il dazio piegando la gestione della cosa pubblica ai desiderato dei
mafiosi.
Adesso è ufficiale: i Carabinieri hanno inviato una richiesta
ufficiale al Prefetto di Imperia perchè proceda nell’iter per lo scioglimento
del Consiglio Comunale di Bordighera in provincia di
Imperia…

 

La
riviera delle cosche, perche’ qualcuno gli ha aperto la porta

Lunedì 28 Giugno 2010 18:19
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF

In Liguria e nelle sue riviere le mafie han trovato una porta aperta
DALLA CONFERENZA STAMPA PUBBLICA DI SABATO 26.06.2010
IN
PIAZZA BRESCA A SANREMO


Le mafie per riciclare e gestire i propri
traffici hanno saputo ramificarsi su tutto il territorio nazionale ed a livello
internazionale. La Liguria da decenni ha visto l’infiltrazione, ormai sta
vivendo una realtà in cui le mafie si sono radicate nei territori, entrando e
condizionando l’economia locale così come anche il voto e quindi alcune scelte
delle pubbliche amministrazioni. Hanno saputo radicarsi sfruttando la
mimetizzazione in quei luoghi dove era consistente la presenza della comunità
delle loro terre di origine, ma anche offrendo “risposta” alle richieste di
“mercato”. Chi compra droga alimenta le mafie; chi compra la merce contraffatta
alimenta le mafie; chi gioca d’azzardo alimenta le mafie; chi compra sesso a
pagamento da persone sfruttate alimenta le mafie… così come le pubbliche
amministrazioni e le imprese che richiedono lavori a basso costo, con lavoratori
in nero gestiti dai “caporali”, alimentano le mafie; le pubbliche
amministrazioni e le imprese che per risparmiare usano le forniture depotenziate
e scadenti gestite dalle cosche, alimentano le mafie; le pubbliche
amministrazioni e le imprese che per smaltire rifiuti tossici o effettuare finte
bonifiche si serve dei “servizi” delle società dei clan, alimentano le mafie.
Ecco alcuni esempi di come si è aperta la porta delle riviere e dell’intera
Liguria alle organizzazioni mafiose…

 

Sul
doppio “volto” da colpire delle mafie, conferenza stampa pubblica in piazza a
Sanremo

Mercoledì 23 Giugno 2010 01:17
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
A Sanremo, per indicare i due volti delle mafie...SABATO 26 GIUGNO 2010, ore 15:30, in Piazza Bresca a
Sanremo
, l’Ufficio di Presidenza terrà una conferenza stampa pubblica
ed un volantinaggio per indicare i due “volti” della mafia, quello eclatante e
violento e quello mimetizzato e protetto degli affari.
Per sconfiggere le
mafie bisogna prima di tutto indicare i nomi, le società… ma anche i “colletti
bianchi” e le pubbliche amministrazioni e imprese che si sono mostrati inclini
alla convivenza ed alla contiguità, quando non complici.
Infatti colpire il
“braccio”, come il clan dei PELLEGRINO, è utile, ma occorre non mollare la presa
e colpire i vertici e le complicità, a partire dal “fulcro” ben protetto da
coperture indicibili che ha base nel savonese, sino dentro a quelle strutture
“coperte” come la massoneria. Occorre far emergere dal buco nero le gestioni non
trasparenti della cosa pubblica gestita attraverso società pubbliche così come
politici e funzionari che hanno garantito (e garantiscono) appalti, concessioni,
autorizzazioni, licenze a uomini di mafia e loro prestanome. Occorre ripulire
radicalmente ad esempio quel Casinò crocevia di interessi illeciti tra esponenti
politici legati alla Leonardo Da Vinci ed esponenti mafiosi…. Ma nel dettaglio
ciò che c’è da dire lo diremo sabato 26 giugno, a Sanremo, in quella Piazza dove
vi è stato l’ultimo incendio ad un locale, per testimoniare la piena solidarietà
agli esercenti vittime degli attentati e delle intimidazioni e perché, si
sappia, che le mafie si possono sconfiggere, prima ancora che per via
giudiziaria, per via sociale, puntando sulle loro attività, sui loro uomini e
sui loro amici e complici, le attenzioni, facendogli sentire il disprezzo
sociale, denunciandoli e rompendo l’omertà… perché così facendo si dissolve la
loro capacità di intimidazione.
E visto che il signorino Giovanni
TAGLIAMENTO ha recentemente dichiato che lui vuol parlare, che lui conosce tutta
la riviera e che lui non ha paura, gli rivolgiamo un invito speciale perché
venga a parlare… o forse ha troppa paura e preferisce continuare a nascondersi
oltre confine come un qualunque quaraquaqua? (e comunque sappia che prima o poi
lo si piglia, come già si è fatto con il suo patrimonio, grazie al lavoro della
DIA).

 

Mafia
in Liguria, la risposta ipocrita dei politici, gli danno gli appalti e poi fanno
la fiaccolata

Lunedì 21 Giugno 2010 15:27
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Le Pare proprio che non la vogliano capire, o meglio sanno ma fanno
finta di nulla e si inventano una “Fiaccolata per la Legalità”. Questi sono i
politici in Liguria e questa è l’antimafia da corteo, cioè l’ipocrisia totale:
prima gli danno quello che vogliono e poi fanno le parate contro.
Alcuni
giorni fa abbiamo scritto un analisi attenta della situazione ligure, basata su
fatti noti da anni. E’ un esposizione ancorata alle risultanze delle inchieste e
delle attività investigativa, non su opinioni o suggestioni. E’ stata pubblicata dal sito de Il Secolo XIX leggibile a tutti. Ma i
partiti, i politici hanno fatto finta nulla e sulla situazione del Ponente
ligure hanno partorito un topolino… un topolino già morto: una “fiaccolata” da
fare tutti insieme appassionatamente per dirci che si fa lotta alla mafia. Sono
ridicoli, anzi vergognosi… e con questa ipocrisia sono anche pericolosi.
Ed
ecco perché, schematicamente, con qualche esempio…

 

A
Bordighera almeno due mentono (e cosi’ coprono il clan)

Martedì 15 Giugno 2010 17:02
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Al Comune di Bordighera c'è chi denuncia, ma anche chi menteChe l’assessore
Rocco FONTI mentisse lo hanno scritto i magistrati a seguito degli accertamenti
sulle dichiarazioni dei suoi colleghi, delle sue e di altri. I riscontri lo
hanno smentito. E non lo hanno smentito su una bazzecola, ma sulla questione
relativa alla richiesta di licenza per un’attività di slot machine perseguita
dal clan dei PELLEGRINO, con connesse minacce agli assessori che in riunione di
Giunta si erano espressi contrariamente alla concessione. Non solo: fu proprio
il FONTI, assessore, che accompagnò i PELLEGRINO presso l’Ufficio comunale dove
presentare la richiesta e sempre lui, il FONTI chiamò l’Ufficio per la stessa
questione. Ma adesso si aggiunge anche il Sindaco, mentre, invece, a
Ventimiglia, si tace, silenzio di tomba…

 

Il
“gruppo PELLEGRINO”, ecco l’Ordinanza di arresto

Martedì 15 Giugno 2010 02:19
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
Giovanni PellegrinoLeggendo l’Ordinanza del Gip di Sanremo a carico degli
esponenti della famiglia PELLEGRINO si comprende che si è davvero all’inizio
dell’offensiva giudiziaria contro gli ‘ndranghetisti – rileggi quanto abbiamo
pubblicato ieri -. Un’azione che dovrebbe muoversi passo dopo passo e che
impedirà a lor signori di approfittare di un unica complessiva
imputazione.
Intanto possiamo affermare, carte alla mano, che oltre ai
PELLEGRINO Giovanni, Maurizio e Roberto, BARILARO Francesco, VALENTI Francesco,
VALENTI Teodoro e Domenico e DE MARTE Rocco, sottoposti a misura di custodia
cautelare in carcere, sono anche indagati per questo procedimento: BELLICINI
Renato, DI TANO Giovanni, STALTARI Paolo, BANDIERA Attilio e OLTEAN
Maria.
Scorrendo gli elementi probatori e le intercettazioni contenute
nell’Ordinanza possiamo conoscere i fatti di cui i protagonisti, gli arresti e
gli altri indagati, sono responsabili, scoperchiando le pressioni intimidatorie
e le minacce portate ad alcuni Amministratori pubblici (ed anche chi invece
assecondava il “gruppo PELLEGRINO”), la propensione all’aggressione violenta
anche nei confronti delle Forze dell’Ordine oltre che verso le loro vittime,
sino alla gestione diretta “di fatto” dello sfruttamento della prostituzione dei
noti “imprenditori” tanto amati nel Ponente (da società pubbliche, Comuni e
grandi imprese private)… Si può comprendere la pericolosità sociale dei
PELLEGRINO e sodali, a partire da quell’esponente apicale che è Fortunato
BARILARO (anche se non soggetto a misura restrittiva), sino ai rapporti con il
signore della “Coffee Time”, ovvero l’INGRASCIOTTA Giovanni legato al super
latitante Matteo MESSINA DENARO, ed a contatti con il boss camorrista latitante
Giovanni TAGLIAMENTO.
Pubblichiamo praticamente tutto il testo trascritto
dell’Ordinanza, tralasciando solo alcune pagine, perché è dalla conoscenza dei
fatti che è possibile capire che si possono combattere e colpire questi signori,
ma anche e soprattutto è dalla conoscenza dei fatti, delle dinamiche e del
contesto che l’Ordinanza ci permette di “vedere” che è possibile capire che i
mafiosi li si può denunciare e colpire, senza cedere alle loro intimidazioni ed
alle regole dell’omertà.
Quindi a voi la lettura…

 

I
Pellegrino & C… e gli affari della ‘ndrangheta, non solo nell’imperiese

Lunedì 14 Giugno 2010 19:24
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
'ndrangheta colpita nell'imperieseI primi particolari emersi in merito all’Operazione
antimafia di ieri nell’imperiese confermano che i reati contestati sono tipici
reati di stampo mafioso: dalle estorsioni alle minacce arrivando anche
sfruttamento della prostituzione.
Nella notte tra il 12 e 13 giugno,
coordinati dalla Procura di Sanremo, sono entrati in azione un centinaio di
agenti dell’Arma dei Carabinieri con l’ausilio anche di due elicotteri e di
unità della Guardia di Finanza, in uno scenario che non era quello della Locride
o di Palmi, bensì quello tra Sanremo, Ventimiglia e Bordighera.
Gli
‘ndranghetisti qui sono “imprenditori”, ben inseriti negli appalti pubblici, con
licenze ed affari di primo piano. Sono i tre fratelli PELLEGRINO, ovvero
Roberto, Maurizio e Giovanni; due fratelli VALENTE, Teodoro e Domenico;
Francesco VALENTI; Rocco DE MARTE e Francesco BARILARO…

 

Quando
si vuole la ‘ndrangheta non e’ “invisibile”. Finalmente arresti nell’imperiese

Domenica 13 Giugno 2010 13:58
Ufficio di Presidenza
Stampa PDF
'Ndranghetisti, tra cui i fratelli Pellegrino in carcereLa mafia non è un
ectoplasma, ma è fatta di soggetti ben identificabili e, visto che la mafia fa
affari, ha anche delle società ben note e cosiddetti imprenditori capaci di
infiltrarsi nell’economia legale con i capitali illeciti, le intimidazioni, ma
anche corrompendo chi è necessario. E se questa è la mafia, qui al Nord, in
Liguria, significa che qualcuno gli ha aperto la porta, perché altrimenti non
avrebbero avuto possibilità di aggiudicarsi appalti e/o subappalti, concessioni
e licenze.
Nel ponente ligure da decenni si dice che c’è la mafia, vi erano
anche al vaglio centinaia di nominativi su cui si evidenziava l’esigenza di
misure quali la sorveglianza speciale, ma tutto restava fermo, nonostante i
rapporti dei reparti investigativi. Vi è l’infiltrazione conclamata nel giro del
Casinò così come in quello del commercio e quello del movimento terra,
dell’edilizia, dei lavori pubblici e delle forniture. Ne abbiamo parlato più
volte, ma si continuava col dire che erano presenza “invisibile”, quando andava
bene, oppure, quando era peggio, che si indicavano “noti
imprenditori”…

 http://www.casadellalegalita.info/speciali-liguria/imperia-e-prov/bordighera.html

 

ISOLA DELLE
FEMMINE:

 

CAPACI ISOLA
DELLE FEMMINE LE FAMIGLIE:

 

L’UFFICIO TECNICO COMUNALE DI ISOLA DELLE
FEMMINE TERRITORIO  SENTENZE:

SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52
88 54 81 53 80 68 89 SAMANTA COSTR CANEPA SALVATORE LIC 27 89 SIALMA COSTR
SOCIO MANNINO GIUSEPPE TOMMASO CEC 79 88 PIETRO BRUNO

SENTENZA 267 99 PROC 384 96 2419 94 PARERE
NEG CEC ALBERT RAPPA 28 1 1993 2 2 1993 SAN
SIINO ANTONIO SU TERRENO LIMITROFO BELLIS ERNESTA RAPPA 4 VILLETTE

SENTENZA 652 00 PROC 1791 95 6166 95 CONC
AGIB ABITAB IN ASSENZA VARIANTE SU LIC 9 1990 PAGANO COSIMO CUTINO PIETRO EDIL
ROMEO ALBERT NOTO ANTONIO BRUNO MARIA LAURA BOLOGNA

SENTENZA 652 00 PROC 1791 95 6166 95 CONC AGIB ABITAB ASSENZA VAR LIC 9 1990 PAGANO COSIMO CUTINO PIETRO EDIL ROMEO ALBERT NOTO A BRUNO M L BOLOGNA

SENTENZA 226 98 PROC 2585 90 5236 93 CONC 52 88 54 81 53 80 68 89 SAMANTA COS CANEPA SAL LIC 27 89 SIALMA COS SOCIO MANNINO GIUS TOMM CEC 79 88 BRUNO

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012 Scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine e nomina commissione straordinaria

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE DI CAPACI 9 giugno 1992